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Viaggio fatto e segnalato da Elena
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Giovedi 7 Dicembre 2006
(totale km 410)

Partenza alle ore 7.00 dal casello autostradale di Barberino del Mugello, dove abbiamo appuntamento con i nostri amici e compagni di viaggio.
Il gruppo è così composto: Elena e Filippo a bordo di un Maggiolino 12 volt del 1969; Celine e Leonardo a bordo di una A112 Abart del 1977 ; Beatrice e Walter a bordo di un Maggiolino 12 volt del 1970; Vania ed Emanuele a bordo di una Ford Focu un pochino più recente…
Ci incamminiamo in maniera polleggiata verso il Brennero e dopo 5 ore di viaggio, e qualche sosta in autogril per fare riposare i nostri motori, arriviamo in quel di Appiano.

Quà la neve purtroppo non è ancora arrivata, e quindi i paesaggi hanno ancora un aspetto autunnale, comunque il meteo per i prossimi giorni ha previsto neve… Anche a bassa quota…
Arrivati al maso, presso la famiglia di Konrad e Evi Gasser ad Appiano (www.steckerhof.com), facciamo una bella mangiata, con specialità toscane portate da casa, dopo di che, appena disfatti i bagagli, decidiamo di andare come prima tappa a visitare i mercatini di Natale a Merano.
Merano è un paese che si trova a cavallo tra la Val Venosta e la Val Passiria, Il Mercatino di Natale con i suoi espositori, offre una grande varietà di idee per regali natalizi: addobbi ed oggetti in ceramica, tessuti tradizionali, statue in legno e pantofole in feltro, giocattoli e pasticceria tipica.
Merano e il suo centro storico, vestito a festa per l'occasione, riesce ad affascinare chiunque.
Nelle strade e nei vicoli del centro, splendenti nelle loro decorazioni natalizie, ogni vetrina sottolinea la solennità della feste.
Vi raccomandiamo caldamente una visita al Mercatino di Natale durante la settimana, quando l'afflusso dei visitatori è minore rispetto al fine settimana.
Arriviamo al mercatino quando ormai è sera e nell'intera area della manifestazione, lo splendore di mille luci si fonde armoniosamente con i suoni e i canti natalizi.
Come prima cosa ci beviamo un vin brulè caldissimo, che riscalda subito la stomaco e l'atmosfera… Due chiacchere su Merano: la cittadina passò da un periodo di estremo splendore (i suoi confini si estendevano, nel quindicesimo secolo, sino alle rive del Garda) ad una fase asburgica di estrema crisi e depressione economica (basti pensare che veniva chiamata la "città delle vacche" poiché intere mandrie erano lasciate libere di passeggiare fra i portici della città).

Furono però gli stessi asburgici a farla risorgere e trasformarla nel rinomato centro turistico che oggi anche noi conosciamo.
Il clima prealpino che caratterizza il comprensorio e l'affascinante bellezza dei paesaggi offrono numerose possibilità di escursioni e discipline sportive.
Piacevoli sono le passeggiate lungo gli argini del Passirio, nelle ampie distese verdi dei parchi secolari o lungo le viuzze che si snodano fra antiche residenze nobiliari, vigneti, castelli, borghi e masi… è inevitabile respirare la magica atmosfera del passato.
Se la città di Merano merita un'attenzione particolare sia per le sue tradizioni turistiche che per le attrattive che propone, anche i dintorni attirano numerosi visitatori offrendo pace e tranquillità. Nei dintorni, meritano senz'altro una visita i Giardini di Sissi di Castel Trauttmansdorff, di particolare interesse storico e naturalistico.

 

Venerdi 8 Dicembre 2006
(totale km 120)

Il nostro itinerario quest'oggi è iniziato da Bolzano, dopo essersi chiaramente, collazionati ci dividiamo in due gruppi: Beatrice, Walter, Vania ed Emanuele hanno optato per una visita alla fabbrica della Thon seguita da una full immension al mercatino natalizio di Bolzano; mentre io, Filippo, Celine e Leonardo decidiamo di andare a cercare la neve sulle alture dolomitiche…
Appena usciti dal centro città imbocchiamo la s.s. 12 verso Bressanone; si prosegue verso la Val d'Ega, la suggestiva gola che la introduce è tra gli "orridi" più romatici dell'Alto Adige.
La direzione che prendiamo è verso Nova Levante; questo comune comprende, oltre al paese montano di Nova Levante stesso, anche il vasto territorio che circonda il Lago di Carezza e che si estende con pascoli e boschi d'alta quota tra le due catene montuose del Catinaccio e del Latemar fino al passo di Costalunga, da sempre l'accesso naturale alla Val di Fassa.
A questo punto si apre davanti a noi un paesaggio spettacolare… durante la notte è nevicato, e… sta ancora nevicando!

Quindi sospinti dai nostro spirito temerario di avventurieri, decidiamo di proseguire imperterriti ed emozionati, sfidando la sorte e non montando le catene…
A 6 Km da Nova Levante incontriamo il Lago di Carezza, uno dei più belli delle Dolomiti in cui si specchiano il Latemar e il Catinaccio, per i suoi colori incantevoli gli abitanti della zona lo chiamano "Il Lago dell'arcobaleno", in ladino "Lec de ergobando".
Secondo una leggenda, infatti, nel piccolo lago viveva una bellissima ninfa che deliziava con il suo canto melodioso i viandanti che salivano al passo di Costalunga.
Un giorno lo stregone di Masarè la sentì cantare e si innamorò di lei.
Usò tutti i suoi poteri per conquistarla, senza però riuscirvi. Chiese allora consiglio alla strega Langwerda, che gli suggerì di stendere il più bell'arcobaleno tra il Catinaccio e il Latemar e di recarsi al lago fingendosi un commerciante di gioielli.
Così fece: stese il più bell'arcobaleno mai visto sino ad allora tra le due montagne e si recò al lago, ma dimenticò di travestirsi. La ninfa, attirata dall'arcobaleno e dal luccichio delle gemme preziose di cui era incastonato, uscì fuori dall'acqua, ma non appena scorse lo stregone si rituffò nel lago e scomparve per sempre.
Lo stregone, distrutto dalle pene d'amore, strappò l'arcobaleno dal cielo, lo distrusse in mille pezzi e lo gettò nel lago. E' per questo che ancora oggi nelle acque di Carezza si possono contare tutti i colori dell'iride, dall'azzurro al verde, dal rosso all'indaco, dal giallo all'oro.
Il nostro percorso prosegue verso il Passo Costalunga e poco prima della sommità svoltiamo a sinistra verso il Passo Nigra qua si apre davanti ai nostri occhi il tanto desiderato paesaggio montano con tanto di strada innevata e tanto tanto divertimento!
Proseguiamo scendendo ai 1020 m di Tires, questo piccolo paese si trova nel cuore delle Dolomiti, ed è circondato dai boschi e montagne del gruppo del Catinaccio.
Vero e proprio paradiso per gli escursionisti, è il luogo ideale per vacanze all'insegna del relax.
Non mancano distese di prati, percorsi trekking ed itinerari in montagna che d'inverno si trasformano nelle bianche piste della ski area Rosengarten-Latemar.
Oltre alla bellezza del paesaggio e alla natura incontaminata, Tires vanta anche molte testimonianze artistiche come la chiesa tardoromanica di San Cipriano con le sue stupende pitture murali sulla parete esterna risalenti al XVII secolo, la Parrocchiale barocca di San Giorgio decorata da Karl Henrici alla fine del '700, e ancora, il vecchio mulino ad acqua all'entrata del paese e tutt'oggi visitabile. Tra le attrazioni naturali, invece, vale la pena di menzionare le piramidi di terra di Collepietra, a poca distanza da Tires, che si sono formate per il fenomeno dell'erosione. Proseguiamo ancora fino al termine del paese, qua svoltiamo a destra in direzione di Fiè allo Sciliar, lungo il nostro percorso possiamo scorgere l' altopiano dello Sciliar, un altro dei numerosi luoghi delle Dolomiti ricchi di fascino e suggestione, che si apre in tutta la sua maestosità punteggiata da piccoli centri e splendide chiese di montagna. Accanto ad esso l' Alpe di Siusi, ricca di pascoli e boschi.
Fié allo Sciliar (800m) è un grazioso centro storico con deliziose frazioni solitarie, quali Aica e Umes, villaggi di montagna dalle mille risorse. Arroccato su alture, è caratterizzato da case antiche e rovine di castelli oggi trasformate in ristoranti e alberghi.
Eccoci quindi giunti sull'altipiano delle streghe dove leggenda e magia ci accompagnano alla scoperta di luoghi pieni di suggestione...Le storie antiche descrivono le streghe come donne infelici complici del male la cui esistenza influenzava la vita della popolazione.Testimonianza della loro presenza sono le "sedie delle streghe" nel bosco di Castelrotto, e le "panche delle streghe" sulla Bullaccia. Si tratta di blocchi di pietra a forma di sedia dove si sedevano le streghe, magari per esercitare i loro culti magici...
A Fiè la cucina fa da protagonista, infatti i sapori naturali dello speck, dei dolci e delle leccornie locali, ci portano a recarci per pranzo in un maso molto caratteristico, il Fonthof, (tel.0471.601091), presso la famiglia Kompatscher, in località Aica di Sopra (frazione di Fiè).
Da provare sicuramente lo spek affettato a mano, accompagnato dalle tipiche schiacciatine al rafano; a seguire canederli al burro fuso e gnocchi fatti in casa ai formaggi; come secondo piatto salsicce di maiale bollite con crauti come nella migliore tradizione trentina.

Per concludere, diversi tipi di dolci: strudel, torta di mirtilli e torta con panna.
Insomma come dire…autoctoni e buoni: gli abitanti condividono quello che per loro è importante con gli amici e gli ospiti.
Le particolarità della cucina e della cantina, eccellenti, dimostrano che questo tipo di persona sa cosa significa stare bene.
Ogni cosa al momento giusto e nel luogo giusto: quasi a suggerire che a volte il mondo si potrebbe anche fermare…
Dopo aver oltrepassato la località di Fiè allo Sciliar/Völs am Schlern, con il Castel Prèsule, imponente residenza con sette torri costruita sulla base di un vecchio maniero risalente al XII secolo, la sosta successiva è Siusi/Seis ; qui è possibile visitare due antiche chiese: la prima, quella di San Valentino è arricchita da stupendi affreschi della fine del XIV secolo, mentre la seconda, la chiesa di San Vigilio risale al 1353.
Continuando il nostro percorso ci riportiamo verso Bolzano, lasciandoci alle spalle meravigliosi paesaggi innevati, ed una giornata davvero irripetibile.

 

 

Sabato 9 Dicembre 2006
(totale km 210)

Quest’oggi il nostro itinerario si snoda lungo la Val Venosta.
Questa valle è situata tra il Passo Resia e Merano, comprende ben dieci paesi: Malles, Tubre, Glorenza, Sluderno, Prato, Lasa, Silandro, Laces e Castelbello-Ciardes.
La Val Venosta viene considerata come la più soleggiata valle dell'arco alpino, ed offre una natura ancora incontaminata e panorami mozzafiato, come le gigantesche cattedrali di ghiaccio dell'Ortles, le cristalline acque dei laghi montani, i verdi pendii coltivati a vite e gli innumerevoli meleti che si susseguono incessantemente.

La cucina valvenostana e le tante specialità tirolesi sono sempre in grado di accontentare anche i gourmet più esigenti.
Dopo aver fatto una sostanziosa colazione, ed avere salutato i nostri amici Vania ed Emanuele che purtroppo devono rientrare a casa anticipatamente per motivi di lavoro, partiamo da Appiano in direzione di Merano.
Il nostro percorso prosegue lungo la Val Venosta costeggiando i numerosi frutteti incontriamo divesi paesi come Naturno, Castelbello, Silandro, Lasa, fino ad arrivare a Glorenza.

Con i suoi 850 abitanti circa, Glorenza è la città più piccola del Tirolo e d'Italia, ma può vantare una struttura incredibilmente compatta.
Girare per la cittadina, con i suoi edifici storici, i portici, le chiese e i cammini di ronda, significa immergersi in un passato vivo, viaggiare nel tempo, ritornare nel Medioevo.
Le mura di cinta della città con le loro torri d'angolo rotonde richiamano alla mente tempi di guerra e di politica sovrana non chè l'epoca in cui questa rappresentava un passaggio obbligato per il commercio delle mandorle salate tra la Germania meridionale, l'Austria e la Lombardia.
Glorenza, originariamente un paese, negli anni 1291-1294 ottenne dal principe regnante del Tirolo Mainardo II il privilegio di “civitas”.
Il periodo di maggior fioritura è rappresentato dai secoli XIV e XV.
Particolarmente interessanti da vedere sono i resti del paese del XII secolo ancora ben conservati, i portici del XIII secolo, nonché le antiche fortificazioni, gli edifici signorili del XVI secolo e le mura di cinta dell'età rinascimentale ancora intatte.
Per il pranzo ci rechiamo al Ristorante lo Stambecco, nel centro di Glorenzia, in questo piccolo e simpatico ristorante si possono gustare piatti della cucina tipica regionale preparati con cura tra i quali possiamo citare la zuppa di zucca, i canederli allo speck, al fegato o alla farina saracena, il cervo in umido, il carrè affumicato con crauti e gli stinchi di maiale arrosto… (vero Walter?)

Il tutto viene accompagnato da vini in prevalenza locali.
Il ristorante rimane chiuso il lunedì.
Dopo pranzo, ci dedichiamo ad una passeggiata rilassante e digestiva in paese dove vi è anche una bella festa rupestre molto folcloristica.
Risaliamo a bordo dei nostri poderosi mezzi per continuare la nostra spedizione in quel di Resia.

Il Passo Resia (1525 m) è il valico che segna il confine con l'Austria e fa da principale spartiacque della catena alpina sul confine italo - austriaco.
Considerato il limite tra le Alpi Retiche (Alpi Centrali) e le Atesine (Alpi Orientali), il Passo collega la Val Venosta al Tirolo.
La cittadina di Resia si trova ai piedi dell'omonimo passo ed è circondata da magnifici paesaggi che, a destra, guardano i ghiacciai al confine austriaco e, a sinistra, le cime che spesso sfiorano i 3000 m, tra Italia e Svizzera.
Al passo si arriva costeggiando due laghi, quello naturale di San Valentino e quello artificiale di Resia.
Come testimonia, infatti, il campanile trecentesco che emerge dalle acque, fino al 1950, al posto del lago vi era il villaggio di Curon Venosta (Graun im Vinschgau), che è stato sacrificato per la costruzione di una diga.
Luogo di innumerevoli e suggestive escursioni estive, nella stagione invernale il Passo di Resia è il paradiso degli sciatori a tutti i livelli di preparazioni.
Nel punto in cui Austria Svizzera ed Italia si sfiorano è possibile sciare lungo 110 chilometri di piste battute, servite da 30 impianti di risalita, oppure praticare lo sci da fondo lungo le piste che lambiscono i laghi ghiacciati che sembrano delle perle tra i monti.

Dopo avere dato libero sfogo ai nostri motori ed avere preso un caffè in Austria ci ri-immettiamo sulla via del ritorno, stanchi ma tanto tanto felici.

 

Domenica 10 Dicembre 2006
(totale km 360)

Questa mattina è dedicata alla visita della città di Bolzano.
Tappa dunque obbligatoria è piazza Walther, "il salotto" della città, con vista verso il massiccio del Catinaccio ed il Duomo gotico, è proprio in questa piazza centralissima che ogni anno nel periodo che precede le feste natalizie viene allestito il mercatino di Natale.
Bolzano, capoluogo dell’Alto Adige, è, fin dal Medioevo un importante centro commerciale.

I documenti storici registrano il nome di Castrum Bauzanum nel VII secolo D.C., nonostante un primo nucleo abitativo si fosse insediato nella zona già nel I secolo A.C. Nel corso dei secoli, la città passò sotto diversi governi, dai vescovi di Trento ai Conti del Tirolo, fino al XIV quando passò ai duchi d’Austria e successivamente agli Asburgo. Fu solo dopo la I guerra mondiale che la città ed il suo territorio entrarono finalmente a far parte dello Stato italiano.
Questo mescolarsi di dominazioni e culture lo si può cogliere in tutta la sua evidenza visitando le eleganti strade del centro storico, i vicoli dei buongustai, gli eleganti portici ed il coloratissimo mercato di Piazza delle Erbe ed i vari mercati sparsi per la città sono i punti di riferimento di una città che ha nel commercio una tradizione secolare.
Passeggiando per le strade non è difficile vedere arance siciliane, carciofi del salernitano, formaggio pecorino della Sardegna, prosciutto crudo dell’Emilia Romagna, accanto ai cavoli di Naz Sciavez, le prugne di Velturno, l’insalata di Castel Firmiano, le patate della Val Pusteria, lo speck della Val Sarentina ...
Ebbene si, tutto questo è Bolzano un mix di cultura, arte, tradizione, innovazione e buona tavola che dire di più… Andateci!

Elena, Filippo, Céline, Leonardo
Beatrice, Walter, Vania ed Emanuele

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Link all'intero foto album, circa 120 foto della "scampagnata" treintina: [photo-album]
 
"Pazzi Pazzi Pazzi!!! :-D" [video1] - [video2] - [video3] - [video4] - [video5]
Autori: Filippo, Elena, Walter, Beatrice, Leonardo e Cèline, data: Dic/2006
"...Qualche "sgommata" in quel di Trentino (Lago di Resia) con i nostri mezzi: Maggiolini e un'A112"
 
 
 
 
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