| Sono
un ragazzo di 60 anni che acquistò la sua
prima Dyane nel 1972, in pieno clima sessantottesco,
inseguendo il suo sogno di giustizia sociale con
il bagagliaio pieno di volantini "ciclostilati
in proprio" (la fotocopia era un lusso inaccessibile
ai più) e la voglia di andare controcorrente.
Da allora sono rimasto fedele allo stesso modello
di automobile. E alle stesse idee.
A ben pensarci, non sono molte le auto che si
sono succedute nel mio garage: un paio di Dyane
e poi una 2CV Special del 1988, una AMI 6 berlina
del '63, oltre a quelle che utilizzo attualmente,
una AK 400 del 1974 e una Acadiane di cinque anni
più giovane, entrambe camperizzate. Ma
della passione per i viaggi vi scriverò
fra qualche riga.
Frequento l'ambiente duecavallistico italiano
fino dalla sua nascita nei primi anni Novanta,
e con l'aiuto dell'amico Alberto, per molto tempo
ho organizzato un raduno sulle colline bolognesi
che è rimasto nel ricordo dei "veterani",
oltre che per i frequenti acquazzoni di fine estate,
anche per le sue inconsuete proposte: la mostra
di riciclo creativo, le allucinate sculture meccaniche
dei Mutoid, il micro-circo in 2CV, il kit di sopravvivenza
notturna per duecavallisti insonni, l'orchestrina
jazz e molto altro ancora.
Nel 1997, con il sostegno di un gruppo di amici
"dissidenti", abili almeno quanto me
nell'imbarcarsi in imprese economicamente disastrose,
diedi vita all'esperienza editoriale di "Esprit
2CV", una coraggiosa rivista che nei suoi
5 fascicoli dati alle stampe dimostrò che
era possibile uscire dai luoghi comuni, automobilisticamente
parlando e non solo.
Ma, come promesso, vengo a scrivere della mia
passione per i viaggi.
Credo che viaggiare sia un piacere per tutti,
a meno di non appartenere alla categoria dei pantofolai,
fortunatamente poco diffusa nel nostro ambiente.
Tuttavia, in un mondo che sembra essersi ristretto
a causa dei voli "low cost" e dei flussi
migratori - che col viaggio nella nostra accezione
c'entrano ben poco - spostarsi in 2CV da un punto
all'altro della nostra Terra divenuta improvvisamente
piccola significa ristabilire le giuste distanze.
Lenta, rumorosa, con quei finestrini che restano
aperti o chiusi senza mezze misure e quei sedili
spesso inutilmente rabberciati con cinghie e molle
di incerta origine, la 2CV sembra fatta apposta
per dare la consapevolezza - nella schiena, nelle
orecchie, ma anche nella testa - di ogni chilometro
percorso, di ogni porzione di territorio attraversata,
di ogni barriera doganale (e mentale) superata.
Ed io, nel lungo viaggio intrapreso in quel lontano
1972, di quei confini ne ho superato tanti: il
Nord Europa in pieno inverno, l'Islanda con i
suoi ghiacci estivi ed i silenzi disturbati dall'impeto
dei venti; e poi le torbiere di Scozia, i geometrici
canali d'Olanda, e quel che resta di quell'affascinante
mostruosità umana e politica che fu il
muro di Berlino. E ancora molti altri Paesi d'Europa,
fino a materializzare una meta che molti della
mia generazione avevano agognato leggendo le imprese
dei grandi raid in 2CV dei primi anni Settanta:
l'Africa!
A spingermi nelle prime "esplorazioni"
nordafricane fu il solito bicilindrico, e a offrirmi
un riparo fu la più classica delle tende
da tetto - l'Air Camping - installata a mo' di
mansarda sulla consueta Dyane che avrebbe anticipato
di una quindicina d'anni i miei mini-camper sulla
medesima base meccanica ma in versione furgonata.
Da qualche tempo propongo agli amici di accompagnarmi
nelle mie divagazioni africane, ricevendo spesso
un'adesione entusiastica o, più probabilmente,
solo incosciente.
Bene! Viaggiare, soprattutto in 2CV, nutre la
mente e combatte i pregiudizi.
Voglio continuare a farlo. Anche quando sarò
grande.
Buona strada a tutti! Bruno
Pelligra - ideatore e fondatore di CARAVAN
PETROL - 2CV SLOW TOUR |